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Vitamina D e Allergie come il sole può migliorare la tua salute

Vitamina D e allergie: come il sole può migliorare la tua salute

A parte il ben noto ruolo nel metabolismo osseo e del calcio, diversi studi hanno sottolineato che la vitamina D gioca un ruolo importante nella regolazione generale del sistema immunitario. In particolare, influenza la produzione di citochine, molecole che regolano la risposta immunitaria; promuove la differenziazione delle cellule T regolatorie, che aiutano a mantenere la tolleranza immunologica e a prevenire le reazioni autoimmuni e allergiche; riduce la proliferazione delle cellule T helper di tipo 2 (Th2), che sono spesso coinvolte nelle reazioni allergiche. Sulla base di queste osservazioni, mantenere livelli adeguati di vitamina D potrebbe quindi essere importante nella gestione e nella prevenzione delle malattie allergiche.

Che cos’è la vitamina D?

Per capire cos’è la vitamina D partiamo dalla sua definizione fornita dall’Aifa, l’Agenzia Italiana del Farmaco: “La vitamina D è un pro-ormone liposolubile prodotto a livello della cute per azione dei raggi Uvb. L’esposizione solare rappresenta la principale sorgente naturale di vitamina D, tuttavia, essa può essere assunta anche con la dieta”. Esistono, quindi due vie attraverso cui l’organismo umano assorbe la vitamina D: attraverso la pelle, con il contributo dei raggi ultravioletti, sotto forma di vitamina D3 (colecalciferolo), e con l’alimentazione, sotto forma di vitamina D2 (ergocalciferolo).

Che ruolo ha la vitamina D nello sviluppo delle allergie?

La vitamina D sembra svolgere un ruolo cruciale nello sviluppo delle allergie, modulando l’attivazione del sistema immunitario, migliorando la funzione di barriera epiteliale e influenzando la composizione del microbiota intestinale. Livelli adeguati di vitamina D possono quindi “migliorare” la risposta immunitaria e prevenire la sensibilizzazione allergica.

  •  Modifica il sistema immunitario. La vitamina D influenza la differenziazione delle cellule T (riduce la produzione di cellule T helper di tipo 2 – Th2, che sono associate alle risposte allergiche, promuovendo invece le cellule T regolatorie – Treg, che aiutano a mantenere la tolleranza immunologica e riducono l’infiammazione) e la produzione di citochine (diminuisce la produzione di citochine pro-infiammatorie, come l’IL-4, IL-5 e IL-13, che sono coinvolte nelle risposte allergiche, e aumenta la produzione di citochine anti-infiammatorie, come l’IL-10, che possono ridurre l’infiammazione e migliorare la tolleranza immunologica).
  • Migliora la funzione della barriera epiteliale. La vitamina D migliora la funzione di barriera della pelle e delle mucose, riducendo la penetrazione degli allergeni. Una barriera epiteliale intatta è essenziale per prevenire le reazioni allergiche, poiché limita l’accesso degli allergeni al sistema immunitario.
  • Influenza il microbiota. La vitamina D può influenzare la composizione del microbiota intestinale, ossia l’insieme di tutti quei microrganismi (batteri, funghi, protozoi, virus) che vivono normalmente nell’intestino senza danneggiarlo. La composizione del microbiota intestinale gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo e nella regolazione del sistema immunitario; un microbiota “sano” può promuovere la tolleranza immunologica e ridurre il rischio di sensibilizzazione agli allergeni.

Vitamina D e Asma

L’asma bronchiale, quando è (come spesso accade) di natura allergica, è tipicamente determinata da un’aumentata attività delle cellule Th2, con conseguente produzione di IgE (anticorpi coinvolti nello sviluppo delle reazioni allergiche) e citochine infiammatorie. Queste causano ipereattività delle vie aeree, cioè aumento del tono muscolare di bronchi e bronchioli, che tendono quindi più facilmente ad ostruirsi. Negli ultimi tempi l’interesse si è focalizzato sul possibile ruolo protettivo della vitamina D nei riguardi dell’asma; la vitamina D, infatti, può ridurre l’infiammazione delle vie aeree e migliorare la funzione polmonare. Inoltre, potrebbe anche ridurre l’iperreattività bronchiale e migliorare la risposta ai corticosteroidi inalatori, farmaci comunemente utilizzati per il trattamento dell’asma.

Vitamina D e Dermatite atopica

Numerosi studi indicano che i livelli di vitamina D possono influenzare la gravità della dermatite atopica, una malattia infiammatoria cronica della pelle, comune soprattutto nei bambini, che si associa spesso allo sviluppo di allergie respiratorie, alimentari e da contatto. La maggioranza degli studi sull’argomento indica una relazione inversa tra la prevalenza e/o gravità della dermatite atopica e i livelli di vitamina D. La supplementazione di vitamina D, quindi, in bambini con carenza, sembra migliorare i sintomi della dermatite atopica. La vitamina D, infatti, può migliorare la funzione di barriera della pelle e ridurre l’infiammazione. Può anche influenzare la flora microbica della pelle, riducendo il rischio di infezioni secondarie, che spesso complicano la dermatite atopica.

Vitamina D e Rinite allergica

La carenza di vitamina D è stata collegata a un aumento della prevalenza della rinite allergica. La supplementazione può contribuire a ridurre la frequenza e la severità dei sintomi. La vitamina D comporta, infatti, una riduzione dell’infiammazione delle mucose nasali e una modulazione della risposta immunitaria locale.

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Allergie sotto esame guida ai test allergologici

Allergie sotto esame: guida ai test allergologici

Prurito, gonfiore e rossore della pelle, naso che gocciola, tosse, fiato corto, occhi che lacrimano: tutti sintomi che fanno pensare ad un’allergia. Ma come capire a che cosa? Identificare l’alimento, o il polline, o un altro tipo di sostanza responsabile di questi disturbi non è facile. Affidarsi a uno specialista è il primo ed imprescindibile passo per poter diagnosticare un’allergia. L’allergologo cercherà di capire, durante la visita, i sintomi, la loro intensità e la loro frequenza, ma anche in quali occasioni essi si presentano, indagando la vita familiare del paziente, l’eventuale presenza di animali domestici in casa, le abitudini alimentari e lo stile di vita. Il passo successivo consiste nella conferma della condizione allergica e nell’individuazione dell’allergene responsabile, attraverso l’esecuzione di opportuni test allergologici.

Cosa fare in caso di allergia?

Se sospetti un’allergia è bene consultare un allergologo, medico specializzato nel riconoscimento e nel trattamento delle malattie allergiche. Sarà lo specialista a valutare se dovrai sottoporti a dei test allergologici, solitamente di facile esecuzione e per nulla invasivi. È fondamentale che tali test vengano condotti seguendo specifici criteri e sotto la guida di un allergologo; un’impropria esecuzione dei test, infatti, o un’errata interpretazione degli stessi, possono indurre, ad esempio, ad escludere dalla dieta alimenti importanti per la salute senza che ve ne sia una reale necessità. In altri casi, a causa di questo, possono nono essere riconosciute (o identificate tardivamente) altre patologie, anche gravi, distinte dalle allergie, ma che si presentano con sintomi simili. Quindi, no ai test per le allergie o le intolleranze che si possono fare da soli o perfino acquistare online; no all’autodiagnosi.

Quali test fare per la diagnosi di allergia?

La scelta dei test da eseguire può variare a seconda dei sintomi e del tipo di allergia sospettata dall’allergologo. Di seguito un elenco di quelli più comuni:

  • Prick test: test cutaneo che consiste nell’applicazione di piccole quantità di allergeni sulle braccia e nel pungerle delicatamente con delle lancette sterili, osservando poi, nell’arco di 15-20 minuti, l’eventuale insorgenza di una piccola reazione cutanea (pomfo), che indica la sensibilizzazione verso l’allergene. Tale metodica, di facile e rapida esecuzione, è molto attendibile e viene impiegata soprattutto per la ricerca di allergie respiratorie ed alimentari.
  • Patch test: altro test cutaneo, che consiste nell’applicare dei cerotti sulla schiena contenenti allergeni in cellette separate, e nell’osservare l’eventuale insorgenza di reazione cutanea alla rimozione dei suddetti cerotti, che generalmente avviene dopo 48-72 ore. I cosiddetti allergeni da contatto, verso cui si ricerca l’eventuale sensibilizzazione con questo test, sono, ad esempio, metalli, resine, profumi, coloranti, conservanti e molti altri.
  • Dosaggio delle IgE specifiche nel sangue: questo test misura la concentrazione di determinati anticorpi, le immunoglobuline E (o IgE), che indicano la sensibilizzazione verso specifici allergeni.
  • Test di provocazione: in alcuni casi la diagnostica a disposizione non è sufficiente a dimostrare o smentire l’esistenza di sensibilizzazione verso un determinato allergene (ciò avviene più frequentemente per farmaci, mezzi di contrasto, alcuni alimenti), per cui si può valutare l’opportunità di somministrare per bocca una piccola quantità del suddetto allergene, solitamente a dosaggi progressivamente crescenti, onde poterne verificare l’eventuale reazione. Per ovvie ragioni di sicurezza tale metodica è destinata a casi molto selezionati e può essere applicata solo sotto osservazione in ambiente ospedaliero.

A cosa servono i test per le allergie?

Lo scopo principale è quello di individuare con precisione gli allergeni causa di sensibilizzazione, così da consentire al paziente di mettere in atto tutte le possibili contromisure che servano ad evitarne il contatto, e pianificare la terapia dei sintomi stessi. In alcuni casi, inoltre, sarà possibile effettuare una immunoterapia desensibilizzante allergene-specifica, ossia un trattamento, della durata solitamente di 3-5 anni, che consentirà al sistema immunitario del paziente di ‘imparare’ a tollerare l’allergene, così che esso non provochi più i sintomi.

Tutti possono effettuare i test allergologici?

Sì, tutti possono effettuare test allergologici: adulti e bambini. Sarà l’allergologo a decidere quali test siano più adeguati, in base all’età, al tipo di allergia sospettata, alla storia familiare e clinica del paziente.

Scopri le tue allergie e vivi al meglio! Se hai sintomi come prurito, eruzioni cutanee, starnutazione o difficoltà respiratoria, non ignorarli. Un allergologo può aiutarti a identificare l’allergene responsabile e a trovare soluzioni per gestire i sintomi della tua allergia.
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Vincere le allergie: perché l’immunoterapia specifica è la soluzione definitiva

Vincere le allergie: perché l’immunoterapia specifica è la soluzione definitiva

Le allergie sono in costante aumento: in Italia, si stima che su una popolazione complessiva di 60 milioni di abitanti, ben 12 milioni soffrano di una forma di allergia. Ciononostante, solo il 2% degli italiani affetti da allergie si sottopone all’immunoterapia allergene-specifica, un trattamento che potrebbe migliorare notevolmente la loro qualità di vita. Secondo l’Oms l’immunoterapia specifica costituisce l’unica opzione terapeutica in grado di modificare la storia naturale della malattia allergica, consentendo di arrestare o rallentare la progressione della malattia (per esempio, impedendo lo sviluppo di asma in chi soffre di rinite allergica) e di prevenire l’insorgenza di nuove sensibilizzazioni allergiche.

Che cos’è l’Immunoterapia allergene-specifica?

L’immunoterapia allergene-specifica, più nota con il termine improprio di vaccino, consiste nella somministrazione di dosi progressivamente crescenti dell’allergene verso cui il paziente risulta sensibile. In tal modo il suo sistema immunitario viene sollecitato a difendersi contro la sua allergia, producendo specifici anticorpi contro l’allergene ed inducendo lo sviluppo di tolleranza. Pertanto, a differenza di altri farmaci, anch’essi estremamente utili nel trattamento delle malattie allergiche come antistaminici e cortisonici, l’immunoterapia allergene-specifica non agisce sui sintomi, ma sul sistema immunitario: “spegne”, cioè, progressivamente la reazione anomala alla base dei sintomi dell’allergia.

Quali sono i benefici dell’immunoterapia?

La sintomatologia allergica è dovuta ad una alterata reazione del sistema immunitario nei confronti di sostanze generalmente innocue; nel caso delle allergie respiratorie, ad esempio, i pollini, gli acari della polvere, le muffe o i peli animali. L’immunoterapia specifica, agendo sulla causa della malattia, è in grado di correggere tale alterazione. L’effetto immuno-modulatore ad opera di tale terapia comporta, nel tempo, una riduzione dei sintomi e conseguentemente del consumo di farmaci per il trattamento di questi sintomi, quali antistaminici e cortisonici; inoltre, riduce il rischio della comparsa di complicanze che spesso peggiorano ulteriormente il quadro clinico, come la sinusite, la poliposi nasale, l’asma nei pazienti affetti da rinite, o l’ipertrofia adenoidea nei bambini.
Gli effetti positivi di una corretta immunoterapia sono relativamente rapidi, manifestandosi già dopo i primi mesi di trattamento. Nelle allergie respiratorie i farmaci più comunemente utilizzati (es. antistaminici orali, corticosteroidi nasali, ecc.) sono utili ed efficaci nel controllo dei sintomi, che però si ripresentano non appena il loro effetto cessa; in altri termini, non agiscono sulla causa della malattia allergica, ma solo sulle sue conseguenze. L’immunoterapia specifica, agendo sul meccanismo alla base di tale patologia, non solo, come detto, riduce i sintomi ed il consumo di tali farmaci, ma mantiene la propria efficacia nel tempo, generalmente per molti anni dopo la conclusione del trattamento.

Per quali allergie è indicata?

Le allergie per cui l’immunoterapia specifica risulta possibile sono quelle respiratorie (causate da acari della polvere, pollini, muffe, peli animali) e quelle da puntura di imenotteri (api, vespe e calabroni). Per questi allergeni l’immunoterapia si è dimostrata efficace e pertanto viene considerata come la terapia radicale e risolutiva.

Quanto dura?

La durata dell’immunoterapia va da un minimo di 3 ad un massimo di 5 anni: solitamente, sulla base dell’entità del miglioramento clinico dopo i primi 3 anni, si può decidere se concludere o proseguire fino a 4-5 anni.
Se i sintomi si ripresentano dopo aver completato il trattamento, si può prendere in considerazione l’inizio di un nuovo ciclo di immunoterapia.

Come si somministra?

La modalità di somministrazione di più vecchia data è quella sottocutanea, ovvero mediante l’iniezione di un estratto dell’allergene nella parte alta del braccio. Inizialmente le somministrazioni vengono solitamente effettuate a cadenza settimanale, aumentando progressivamente la dose, fino a raggiungere una dose detta “di mantenimento”, la cui frequenza di somministrazione è generalmente mensile. L’immunoterapia è quasi sempre ben tollerata e solo raramente possono presentarsi blandi effetti collaterali, quali rossore e prurito locali nelle ore successive all’inoculazione. Le somministrazioni devono essere effettuate da un medico, preferibilmente uno specialista Allergologo, ed essere seguite precauzionalmente da un tempo di osservazione di una mezz’ora. Per le allergie respiratorie esiste ormai da molti anni anche la possibilità di effettuare l’immunoterapia sublinguale, che consiste nel far sciogliere sotto la lingua l’estratto allergenico sotto forma di compresse o gocce. La somministrazione sublinguale deve essere eseguita con continuità (a seconda dell’allergene e dello schema posologico prescelto può essere necessario farla tutti i giorni o 2-3 volte a settimana), ma è associata ad un rischio ridotto di effetti collaterali, quali prurito e gonfiore sublinguale, e presenta il vantaggio di poter essere effettuata autonomamente a domicilio.

Anafilassi: quando l'allergia diventa una minaccia mortale

Anafilassi: quando l’allergia diventa una minaccia mortale

Punture di vespe e api, farmaci, alimenti; sono le cause principali dello shock anafilattico, che è la più grave tra le reazioni allergiche, e può portare anche alla morte.

Anafilassi e shock anafilattico sono termini spesso usati in modo intercambiabile per indicare una reazione allergica grave. In realtà, non indicano necessariamente lo stesso quadro clinico.

Il termine anafilassi definisce una reazione allergica diffusa, generalmente grave ed immediata, che coinvolge almeno 2 organi o tessuti. Possono essere interessati la cute e le mucose (prurito, orticaria, gonfiore delle labbra, della lingua o dell’ugola), l’apparato respiratorio (naso che gocciola, starnutazione, naso chiuso, fiato corto, respiro sibilante), gastrointestinale (nausea, vomito, crampi addominali, diarrea) e nei casi più gravi anche l’apparato cardiocircolatorio. Nel caso di coinvolgimento di quest’ultimo, può verificarsi un improvviso e repentino calo della pressione sanguigna, associato a perdita di coscienza.

Che cos’è lo shock anafilattico?

Lo shock anafilattico è quindi una forma particolarmente severa dell’anafilassi, e potenzialmente letale, solitamente ad insorgenza improvvisa, in seguito al contatto con un allergene in un soggetto sensibile.

È bene sottolineare che l’anafilassi, come le altre reazioni allergiche, non può verificarsi al primo contatto con una sostanza, ma solo a seguito di una precedente esposizione a tale allergene. In un individuo predisposto, infatti, il contatto con una sostanza può mettere in atto una serie di processi del sistema immunitario che, in un periodo di latenza variabile, porterà alla sensibilizzazione alla sostanza stessa. In questo caso, la successiva esposizione a tale allergene provocherà una reazione allergica.
Nella maggior parte dei casi, lo shock anafilattico si manifesta entro pochi secondi o minuti (assai raramente oltre 60 minuti) dall’esposizione all’allergene.

Quali possono essere le cause?

Da un punto di vista puramente immunologico, l’anafilassi appartiene alle reazioni di ipersensibilità IgE-mediata, cioè legata alla produzione di determinati anticorpi chiamati Immunoglobuline E (o IgE). Quando l’allergene entra a contatto con l’organismo del soggetto sensibile, incontra gli anticorpi IgE fissati sulla superficie di alcune cellule del sistema immunitario, denominate mastociti e basofili. Questa interazione provoca il rilascio, da parte di queste cellule, di grandi quantità di mediatori dell’infiammazione, soprattutto dell’istamina. L’azione di tali mediatori è responsabile della reazione allergica.
Gli allergeni più frequentemente responsabili di anafilassi sono i seguenti:

  • Alimenti: latte, uovo, frutta, frutta con guscio, arachidi, pesce, crostacei, grano.
  • Veleni di imenotteri (insetti pungitori) come api, vespe e calabroni.
  • Farmaci: penicilline, cefalosporine, FANS (antinfiammatori non steroidei, come aspirina, ibuprofene ecc.), farmaci biologici, e molti altri.
  • Lattice (guanti, preservativi, lacci emostatici, ecc.).
  • Mezzi di contrasto iodato (più frequentemente causa di reazioni anafilattoidi, simili dal punto di vista clinico, ma diverse dal punto di vista immunologico, perchè non mediate dall’azione delle IgE).

Come riconoscere i sintomi?

In corso di anafilassi si liberano nel nostro organismo grandi quantità di sostanze infiammatorie, che dilatano i vasi sanguigni, con possibile conseguente abbassamento della pressione arteriosa e perdita di coscienza (shock). Come detto, l’anafilassi può coinvolgere più organi o apparati. Nessuno dei sintomi può dirsi caratteristico o esclusivo della anafilassi: ciò che rende il quadro clinico suggestivo è la comparsa immediata (entro pochi minuti, massimo due ore) dal contatto con l’allergene, e la rapidità della progressione dei sintomi. In generale, più breve è l’intervallo di tempo tra il contatto con l’allergene e la comparsa dei sintomi, maggiore è il rischio di una anafilassi severa. Sintomi solitamente rivelatori di un potenziale shock anafilattico possono essere intenso prurito (soprattutto se ai palmi delle mani), vertigini, gonfiore del volto e della gola con abbassamento della voce, difficoltà a respirare e sensazione di oppressione al petto.

Come intervenire in caso di shock anafilattico?

Data la severità di questa reazione allergica e la rapidità della sua evoluzione, è estremamente importante che la terapia dello shock anafilattico sia iniziata nel più breve tempo possibile. L’adrenalina è il farmaco salvavita, perchè agisce più rapidamente di tutti gli altri farmaci e raggiunge tutti gli organi e tessuti coinvolti. In particolare, attraverso l’interazione con i suoi recettori, esercita un effetto vasocostrittore (restringimento dei vasi sanguigni) e broncodilatatore, aumentando la forza contrattile del cuore e migliorando la funzione respiratoria. È disponibile in forma auto-iniettabile, che si presenta come una sorta di penna che inietta a livello intramuscolare una singola dose di farmaco quando viene premuta contro la coscia. Anche nel caso in cui dopo la somministrazione di adrenalina si manifesti la risoluzione completa dei sintomi, sarà comunque importante trasportare il paziente all’ospedale più vicino, dove potrà essere adeguatamente controllato per le ore successive all’evento. Inoltre, non appena possibile, sarà indispensabile un consulto con uno specialista Allergologo, che sottoporrà il paziente all’opportuno iter diagnostico al fine di determinare l’allergene scatenante la reazione ed indicherà la strategia preventiva e terapeutica ideale affinchè non si verifichi nuovamente una reazione analoga.

Come si usa l’autoiniettore di adrenalina?

Le persone considerate a rischio di shock anafilattico dovranno essere sempre dotate di un kit salvavita, comprendente un autoiniettore di adrenalina, compresse di antistaminici e di cortisonici, e se ritenuto necessario dall’Allergologo anche altri farmaci, quali broncodilatatori a breve durata d’azione. L’autoiniettore di adrenalina è un dispositivo formato da una siringa e da un ago nascosto, che serve per iniettare, per via intramuscolare, una dose singola di farmaco quando premuto contro la coscia. La siringa va premuta sulla parte esterna della coscia e, dopo aver udito il caratteristico “click” di apertura, va tenuta in sede per almeno 10 secondi per permettere la penetrazione ottimale del farmaco nei tessuti. La somministrazione può avvenire anche attraverso gli indumenti. Anche se l’utilizzo dell’adrenalina auto-iniettabile è abbastanza intuitivo, è necessario farsi spiegare dettagliatamente dall’Allergologo le modalità d’impiego onde evitare una somministrazione impropria e quindi inefficace. Sarà inoltre indispensabile effettuare regolarmente un ‘re-training’ con l’Allergologo circa il suo utilizzo, ed assicurarsi che il dispositivo venga sempre sostituito da uno nuovo prima della sua scadenza, altrimenti potrebbe non avere alcun effetto.
La somministrazione di adrenalina ai primi sintomi di una grave reazione allergica può impedire il precipitare degli eventi o, quantomeno, dare il tempo al paziente di raggiungere il punto di assistenza medica più vicino.

Cosa fare se non si ha l’adrenalina?

Ogni paziente con allergia grave a rischio di vita deve essere dotato di un kit salvavita, di un piano d’azione chiaro e deve aver fatto un training educazionale per gestire la terapia dell’emergenza. In caso di segni o sintomi riconducibili ad uno shock anafilattico, se non si ha con sé l’adrenalina, sarà indispensabile ricorrere, se in dotazione, agli altri farmaci d’emergenza già citati quali antistaminici, cortisonici e broncodilatatori, ma sarà comunque necessario allertare immediatamente i soccorsi chiamando il 118.

Come sapere se si è a rischio di shock anafilattico?

Il rischio di shock anafilattico è maggiore nelle persone con una storia di reazioni allergiche gravi, specialmente se a sostanze come veleni di imenotteri, lattice, farmaci ed alcuni allergeni alimentari. I principali fattori di rischio includono:

  • Storia di anafilassi. Chi ha già sofferto di anafilassi in passato ha un maggior rischio di soffrirne una seconda volta, e le reazioni potrebbero essere più gravi dell’episodio precedente.
  • Storia familiare. L’avere dei parenti stretti con storia di anafilassi comporta un rischio maggiore di sviluppare una reazione analoga.
  • Età. Secondo le statistiche, i bambini ed i giovani adulti sono maggiormente suscettibili all’insorgenza di anafilassi, anche se può verificarsi a qualsiasi età.
  • Patologie concomitanti. Alcune condizioni mediche, come l’asma, possono aumentare il rischio e la severità dell’anafilassi.

Lo specialista Allergologo indagherà la storia del paziente e poi potrà effettuare test allergologici cutanei e laboratoristici per determinare la possibile causa scatenante dell’anafilassi e valutare il rischio di future reazioni allergiche gravi.

Come prevenire lo shock anafilattico?

In genere, la migliore prevenzione consiste nell’evitare l’allergene. È bene che il paziente abbia sempre con se’ un elenco dei farmaci da evitare e di quelli tollerati. Qualora sia allergico al lattice, qualsiasi procedura medico-chirurgica deve essere effettuata seguendo un percorso latex-free, onde evitare anche la minima esposizione a tale allergene. Nei casi di anafilassi da allergia alimentare, quando si consumano pasti fuori casa è sempre bene chiedere gli ingredienti contenuti nel proprio piatto ed accertarsi che in cucina non si verifichino contaminazioni con gli ingredienti contenuti in altre pietanze. Nei casi di allergia a veleni di imenotteri (apidi, vespidi), esiste la possibilità di sottoporsi all’immunoterapia allergene-specifica, in grado di desensibilizzare il paziente all’allergene contenuto nel veleno dell’insetto, che ha un’efficacia vicina al 100% dei casi.

Allergie 10 miti da sfatare

Allergie: 10 miti da sfatare

Cosa sappiamo davvero sulle allergie? Le stiamo davvero curando come si deve? O ci stiamo basando su false credenze? Alcune convinzioni sono dure a morire, specie se si tratta di questioni legate alla salute. E le allergie non fanno eccezione. Ecco in breve cosa c’è di vero e cosa no sulle malattie allergiche.

1. Le allergie si sviluppano solo nell’infanzia? Falso

Le allergie possono svilupparsi in qualsiasi momento della vita: se da bambino non hai mai sofferto di allergie, non è detto che non ne svilupperai nel tempo. In primo luogo, il nostro organismo è soggetto a cambiamenti con l’avanzare dell’età che possono condurre ad una maggiore suscettibilità allo sviluppo di allergie. Inoltre, l’esposizione ad allergeni mai precedentemente incontrati, le sostanze chimiche, l’inquinamento atmosferico e altri fattori ambientali possono portare a sviluppare allergie anche nell’età adulta.

2. Un’allergia è per sempre? Falso

Anche se è vero che un’allergia può durare per tutta la vita, è anche possibile che scompaia nel tempo, e ciò vale soprattutto per le allergie alimentari dell’età pediatrica; spesso, infatti, il sistema immunitario del bambino riesce a desensibilizzarsi spontaneamente a questi allergeni col passare degli anni. Ovviamente dovrà essere sempre e solo il medico a confermare l’effettiva scomparsa dell’allergia, mediante gli opportuni esami diagnostici.
Inoltre, per alcuni allergeni (es. pollini, acari della polvere, veleni di imenotteri) sono disponibili le immunoterapie specifiche (più comunemente denominati vaccini) che possono modificare la storia naturale dell’allergia, inducendo la desensibilizzazione del paziente.

3. Nello sviluppo delle allergie entra in gioco anche la familiarità? Vero

La familiarità per malattie allergiche è uno dei fattori determinanti. Secondo gli studi, un bambino che ha la mamma allergica ha il 60% di probabilità di diventare allergico a sua volta; se ad essere allergico è il papà, la probabilità è di circa il 40%. Laddove siano allergici entrambi i genitori, è quasi certo che anche il bambino svilupperà un’allergia. Occorre sottolineare che si eredita la predisposizione a sviluppare allergie, e non le allergie in sé; pertanto è possibile che i figli ‘predisposti’ sviluppino sensibilizzazioni anche completamente diverse da quelle dei genitori.

4. Chiudersi in casa “protegge” dalle allergie stagionali? Falso

La casa non è un contenitore ermetico e gli allergeni penetrano ugualmente nella nostra abitazione. E non solo: mettere al riparo il nostro sistema immunitario cercando di evitare il contatto con l’allergene potrebbe peggiorare la situazione, indebolendolo. È buona abitudine, invece, arieggiare la casa, così da favorire il ricambio dell’aria ed evitare la proliferazione ed il ristagno di allergeni quali muffe ed acari della polvere.

5. Le allergie stagionali si hanno solo in primavera? Falso

Ogni pianta ha il suo periodo di fioritura, che non corrisponde necessariamente al periodo primaverile. Inoltre, non sono solo i pollini a poter provocare allergie, ma anche le muffe (che oltre che dentro casa possono crescere sul terreno, sulle radici, sulle foglie), gli acari della polvere, il pelo degli animali, ed altri ancora.

6. Chi soffre di allergie deve stare lontano dai fiori? Falso

I veri responsabili dei sintomi che si verificano durante la bella stagione, come starnuti, naso che giocciola ed occhi rossi, sono solitamente i pollini rilasciati da alberi specifici (come le betulle, gli olivi, i pini ed i cipressi) e da piante erbacee (per esempio Urticacee e Graminacee), oppure le spore di alcune muffe (soprattutto l’Alternaria).

7. Avere cani e gatti previene le allergie? Falso

Sembra che un ambiente biologicamente “meno igienico” sia associato ad una diminuzione di queste malattie; tuttavia, un bambino allergico al pelo animale può avere reazioni anche a piccole quantità di tale allergene, che possono anche essere veicolate dai vestiti del padrone dell’animale. Ciò si verifica soprattutto con l’epitelio di cavallo (con l’equitazione, sport divenuto frequente tra i ragazzi) e più recentemente anche con i piccoli roditori, data la moda dell’avere un criceto o una cavia in casa. Ma anche cani e gatti sono potenzialmente responsabili di reazioni allergiche severe.

8. Una casa pulita previene le allergie? Falso

Alcune teorie sostengono che la corretta pulizia domestica abbia incrementato l’incidenza delle malattie allergiche negli ultimi decenni. In un ambiente lindo e incontaminato, apparentemente, il sistema immunitario fatica a sviluppare la capacità di distinguere gli stimoli ‘innoqui’ da quelli nocivi provenienti dall’ambiente, il che determina l’attivazione di una risposta immunologica anomala verso i primi, il che è alla base dell’insorgenza di un’allergia.

9. Con gli antistaminici si curano le allergie? Falso

Gli antistaminici non curano le allergie, ma ne alleviano i sintomi. Lo stesso vale per cortisonici e decongestionanti. Ricordate sempre di consultare il vostro medico prima di acquistare un farmaco per porre rimedio ai fastidiosi sintomi della vostra allergia.

10. I “vaccini” per l’allergia funzionano? Vero

L’immunoterapia allergene-specifica è l’unico strumento terapeutico in grado di modificare la risposta del sistema immunitario verso l’allergene, inducendone la tolleranza. Tale terapia comincia a manifestare la sua efficacia spesso già dal primo anno di trattamento, e in alcuni casi può essere iniziata anche durante la stagione primaverile.

Allergie

Allergie, perché sono in aumento?

Le allergie respiratorie mietono vittime anche nei mesi più freddi dell’anno. Starnuti, naso che cola, occhi arrossati, sono alcuni dei sintomi più comuni delle allergie. Nei soggetti allergici il sistema immunitario riconosce come dannosa una sostanza innocua per altri. Questa reazione “anomala” porta alla produzione di specifici anticorpi (le immunoglobuline E, note anche come IgE) che a loro volta stimolano alcune cellule del sistema immunitario (i mastociti) a liberare l’istamina, una sostanza che favorisce l’infiammazione e danneggia le mucose e gli organi come naso, occhi, bronchi e pelle. Lo sviluppo delle malattie allergiche è il risultato della combinazione di fattori ereditari, che predispongono a tali patologie, e fattori ambientali.

Negli anni Sessanta le allergie colpivano il 5% della popolazione, nel 2025 arriveranno al 50%. Perché?

Le cause sono molteplici. Le più diffuse sono l’inquinamento ambientale, lo smog, la ridotta aerazione degli ambienti chiusi e l’aumento della temperatura globale. Alla base delle malattie allergiche c’è innanzitutto la predisposizione genetica che, però, è modulata dall’ambiente in cui si vive. Se un individuo predisposto geneticamente vive in un ambiente in cui il contatto con sostanze estranee potenzialmente in grado di indurre l’allergia è scarso, il rischio che queste sostanze riescano a scatenare l’allergia è molto basso. Se viceversa il contatto con tali sostanze è elevato, le probabilità di una reazione allergica aumentano. Ma non stiamo parlando solo degli allergeni veri e propri, cioè delle proteine verso le quali è rivolta la reazione allergica (ad esempio pollini, acari della polvere, pelo di animali): esistono altri fattori in grado di scatenare allergie in quanto capaci di modulare la predisposizione genetica.

Tra i primi “colpevoli” dell’aumento delle allergie troviamo l’inquinamento e la qualità dell’aria.

A loro si dovrebbe la maggiore diffusione delle allergie respiratorie e di sintomi come rinite e asma. La presenza di inquinanti nell’aria rappresenta un significativo fattore di rischio. A questo si aggiungono i cambiamenti climatici, che hanno portato ad una maggiore diffusione delle piante potenzialmente allergiche, e ad un prolungamento del loro periodo di fioritura.
A questi fattori sembra si debba aggiungere anche il ruolo potenzialmente favorente dell’aumento dell’igiene. Secondo questa ipotesi, il cambiamento radicale nell’esposizione ai microrganismi legato all’igiene sempre più diffusa, avrebbe un impatto sull’azione del sistema immunitario e potrebbe essere responsabile, almeno in parte, dell’aumento delle malattie allergiche, soprattutto nei Paesi dove le condizioni di vita sono migliori e quindi è ridotta l’esposizione ai germi. Infatti una stimolazione continua da parte di batteri, virus ed elminti è fondamentale per l’attivazione di determinati meccanismi immunologici.

Ma le allergie sono in aumento anche perché sono aumentate le diagnosi e la consapevolezza su questi problemi di salute.

Solo con una corretta diagnosi si può capire cosa provochi i sintomi. Non sono pochi i soggetti che hanno convissuto per anni con malattie allergiche senza esserne consapevoli. Il primo passo verso la diagnosi di allergia è sempre il consulto di uno specialista allergologo che cercherà di capire, durante il colloquio, i sintomi della reazione allergica, la loro intensità, la loro frequenza, ma anche in quali occasioni essi si presentano, indagando la vita familiare del paziente, la presenza eventuale di animali domestici in casa, lo stile di vita. Il passo successivo consiste nella conferma della condizione allergica e nella ricerca dell’allergene responsabile dei sintomi.

I due tipi di esami che solitamente vengono condotti per verificare l’esistenza di un’allergia sono i test cutanei e gli esami del sangue.

Il Prick test si esegue posizionando alcune gocce di allergene sulla cute dell’avambraccio che, successivamente, viene scalfita con una lancetta monouso per favorire la penetrazione dell’allergene nella cute. Se il test è positivo, nel giro di alcuni minuti compare un piccolo rigonfiamento pruriginoso nel punto in cui è stato applicato l’allergene.

Il Rast test (RadioAllergoSorbent Test, cioè test radioallergoassorbente) ricerca la quantità di IgE nel sangue: la presenza di immunoglobuline E specifiche per uno o più allergeni conferma la sensibilizzazione verso tali sostanze.

Se anche tu riferisci uno dei sintomi propri delle allergie (ostruzione nasale, lacrimazione, naso che cola) prenota una visita allergologica con il dr. Fabio Di Claudio, specialista in Allergologia e Immunologia Clinica a Milano, chiamando lo 02 84174409.